Il contadino e la vacca (fortuna e sfortuna)

Posted on Mag 31, 2016 in Blog, Motivazionale | 43 comments

Il contadino e la vacca (fortuna e sfortuna)

Il contadino e la vacca

Un giorno un contadino che abitava in un piccolo borgo sperduto, scoprì che la sua vacca, uscita del recinto, era scomparsa. Mentre la cercava, s’imbatté nel vicino, che gli domandò dove stesse andando. Quando rispose che aveva perso la vacca, il vicino commentò scrollando il capo: “Che sfortuna”.
“Fortuna, sfortuna: chi può dirlo?” ribatté il contadino e prosegui la sua strada.
Oltrepassati i campi coltivati, giunse sulle colline e qui trovò la sua vacca che pascolava tranquillamente accanto ad un magnifico cavallo. Ricondusse la vacca verso casa, e il cavallo gli venne dietro.
Il mattino successivo, il vicino venne per aver notizie della vacca. Vedendola di nuovo nel suo recinto accanto al magnifico cavallo, chiese al contadino che cosa fosse successo. Quando gli spiegò che il cavallo gli era venuto dietro, il vicino esclamò “Che fortuna!”.
“Fortuna, sfortuna: chi può dirlo?” replico il contadino e tornò alle sue faccende.
Il giorno dopo suo figlio venne congedato dall’esercito e tornò a casa. Tentò immediatamente di salire in groppa al magnifico cavallo, ma cadde e si ruppe una gamba.
Il vicino, che passava di lì diretto al mercato, vide il giovanotto seduto sulla veranda con la gamba ingessata mentre il padre zappava l’orto e chiese che fosse successo.
Ascoltò scrollando il capo, e poi fece: “Che Sfortuna!”.
“Fortuna, sfortuna: chi può dirlo?” rispose il contadino continuando a zappare l’orto.
L’indomani il reparto del giovanotto arrivò a passo di marcia per il sentiero. Nel corso della notte era scoppiata la guerra e gli uomini si recavano al fronte.
Vedendo che il figlio non era in grado di andare con loro, il vicino si sporse oltre lo steccato e rivolgendosi al contadino che si trovava nel campo osservò che almeno gli era stata risparmiata la sciagura di perdere il figlio in guerra: “Che fortuna!”, esclamò.
“Fortuna, sfortuna: chi può dirlo?” replicò il contadino continuando ad arare il campo.
Quella sera, il contadino e suo figlio si sedettero a tavola per cena, ma dopo aver mangiato appena qualche boccone il figlio rimase soffocato da un osso di pollo e morì.
Al funerale, il vicino mise la mano sulla spalla del contadino, e disse tristemente: “Che sfortuna!”.
“Fortuna, sfortuna: chi può dirlo?” replicò il contadino deponendo un mazzo di fiori accanto alla bara.
Qualche giorno dopo il vicino venne da lui con la notizia che l’intero reparto di suo figlio era stato massacrato. “Tu almeno hai potuto essere vicino a tuo figlio quando è morto. Che fortuna!”
“Fortuna, sfortuna: chi può dirlo?” rispose il contadino e si avviò al mercato.

(“Guarire coi perché” , Robin Norwood)

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43 Comments

  1. Molto bella!!

  2. Gia’!…chi puo’ dirlo?

  3. Grazie <3

  4. Il contadino sa dire solo quello..il vicino un impiccione.La morale? ..Che c’è un disegno Divino o solo fatalità? Accettare gli eventi con saggezza e passività?

  5. Bellissima…

  6. Dualità?….fatalità?….. triste… forse perché parla di un …… figlio non so… un bacio…….

    • Forse Roshengel è la metafora della vita… comprendo il tuo disagio conoscendo la tua storia… ma quello che ci può “insegnare” questo racconto è che non possiamo mai sapere, su questo piano di realtà”, quello che è “meglio” per noi… con tutto il rispetto che posso avere per la “tua” storia… un abbraccio grandissimo…

    • Lo so scusami… hai ragione… un abbraccio a TE di CUORE✨✨✨💝

    • Non c’è niente da scusarsi tra di noi…. solo il mio inchinarmi alla tua storia… di grande resilienza, coraggio e… voglia di vivere…

  7. Già…

  8. Bella storia, Franco, profonda. È vero, chi può dire se un fatto accaduto è per fortuna o no? Mi sono rivista per un attimo in tutte quelle occasioni in cui ho gioito pensando di essere fortunata- finalmente- ed altre in cui mi rammaricavo: ma che sfortuna!! Sai quante volte si sono ribaltate inaspettatamente queste situazioni? Abbastanza da avere imparato a gioire o no solo alla fine di una certa situazione. Ma non c’è mai una fine reale

    • E chi può definire il “reale” se non le nostre percezioni… i nostri vissuti, il nostro sudore! In ciò che facciamo?… Quello che può “insegnarci” questa storia è che possiamo essere tutte le volte “aperti” a ciò che accade… e con la semplicità del contadino… essere aperti… “dubbiosi” come è giusto che sia e… vivere… Grazie Concetta!

    • Grazie a te Franco! Reale è ciò che lo è per noi, e vivere, come dici tu. I dubbi sono un aiuto anche per non “fissare” sempre e solo una condizione. Praticamente infinito 😉😉

    • Si…”infinto”… bello Concetta…

  9. Toccante!

    • Veramente Federica… È proprio toccante e… illuminante… Grazie!

  10. Non so accettare gli eventi con saggezza e passività , non so stare alla finestra a guardare , non conosco la rassegnazione . Sono una ribelle , destinata a scontri e fallimenti , ma ci devo provare sempre

    • Hauo Grazie! Quello “spirto guerrier ch’entro mi regge” di foscoliana memoria non dorme proprio! In molti casi è veramente utile… ma, come giustamente scrivi te, può portare a “fallimenti”. Quello che potrebbe essere importante dopo è saperli “gestire” bene dentro di noi, come stimoli propositivi per un miglioramento.

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