5 – Pillola azzurra o pillola rossa? (59)

Posted on Giu 8, 2016 in Il diavolo "custode" | 0 comments

Cerco di aprirti la mente, Neo,
ma posso solo indicarti la soglia.
Sei tu quello che la deve attraversare (60).

Una frase del fisico David Bohm (1917 – 1992) illustra perfettamente la possibile sinergia tra come la fisica e la mente abbiano ancora molto da esplorare:
Estendendo il concetto di totalità all’uomo, noi vediamo che ciascun essere umano partecipa in modo inseparabile alla società e al pianeta come un tutto. Ciò che si può ulteriormente suggerire è che una tale partecipazione si esplichi in una mente ancora di più vasta portata che in linea di principio sia in grado di andare indefinitivamente anche oltre la specie umana come un tutto. Ciò può essere messo in relazione con alcune delle nozioni proposte da Jung” (61).

Iniziano così ad avere un riscontro scientifico le intuizioni di Jung sull’inconscio collettivo e sulla sincronicità.
Secondo Jung, l’inconscio collettivo non è una realtà soggettiva ma una realtà psichica (62) comune a tutti gli esseri ed è situato al di fuori dello spazio e del tempo. Una sorta di coscienza superiore alla quale sono connesse tutte le coscienze personali.
Questo è il luogo degli archetipi (63) (visti come centri di energia psichica) e quando l’archetipo viene caricato emozionalmente si possono verificare degli eventi sincronici (64).

La sincronicità avviene come coincidenza di eventi nello spazio e nel tempo come qualcosa che va ben oltre il puro caso; si tratta di una peculiare interdipendenza di eventi obiettivi tra loro oppure di eventi sincronici con lo stato soggettivo dell’osservatore” (65)

Possiamo quindi iniziare a pensare a questo luogo, l’inconscio collettivo, come una sorta di “campo informativo” di natura non locale come intuito da David Bohm e Wolfang Pauli (1900 – 1958) nella loro variante della meccanica quantistica. (66)
I concetti quantici implicano che il mondo agisce più come un’unità indivisibile, in cui anche la natura intrinseca di ciascuna parte (onda o particella) dipende in un certo grado dalla sua relazione con ciò che lo circonda.” (67)

Abbiamo quindi una visione di un universo olistico, organico.
Un universo che è in continuo movimento e mutamento ma che mantiene sempre una correlazione di causa ed effetto tra i suoi componenti: l’entanglement quantistico (68). Dove due sistemi quantistici di qualunque natura che hanno interagito almeno una volta non possono più essere separati (69).

Questo è stato dimostrato in un esperimento formulato da Bohm a seguito del paradosso di Einstein, Podolsky e Rosen (Paradosso EPR) (70).
Separando due particelle accoppiate nate nello stesso evento, si poteva osservare come il comportamento dell’una si rifletteva automaticamente anche nell’altra (inversione dello Spin) anche se separate e distanti l’una dall’altra. Questo collegamento tra le particelle è istantaneo e supera la velocità della luce (71).
Da questo nasce l’intuizione del teorema (72) del fisico John Bell (1928 – 1990) così sintetizzata da Fabio Marchesi:
Nell’universo vige un principio di non località, attraverso il quale i fenomeni avvengono come se ogni cosa fosse in diretto e istantaneo contatto con ogni altra, indipendentemente dallo spazio fisico che le separa.” (73)

Ma non solo è influenzabile il comportamento di due particelle gemelle, lo può essere anche un generatore REG di numeri casuali (Random Event Generator).
Negli ultimi trent’anni, l’ingegnere e fisico Robert Jahn e la psicologa e statistica Brenda Dunne, presso il laboratorio PEARL (Princeton Engineering Anomalies Research Lab), hanno potuto osservare e verificare come la presenza di una persona con particolari intenzioni mentali attivi degli stati psichici che partendo dall’inconscio determinano l’accadimento di eventi coincidenti (sincronici) che si manifestano in una deviazione del REG dalla distribuzione statistica casuale standard prevista in assenza di quella persona (74).
Che non è altro che “l’osservatore che influisce sull’osservato” (Principio di indeterminazione di Heisenberg) (75).
E qui, non possiamo che osservare come certe intuizioni di questa fisica ricordino certi spunti “esoterici/cabalistici” già visti all’inizio di questo lavoro.

Ritornando un attimo al concetto iniziale di inconscio collettivo di Jung, possiamo trovare nell’ipotesi (perché non dimostrata scientificamente anche con formule matematiche) dei campi morfici di risonanza del biologo Rupert Sheldrake una conferma di come esso possa essere alimentato.
È stato osservato che un nuovo comportamento, quando è utilizzato da un numero significativo di esseri viventi simili tra di loro, automaticamente si diffonde a tutti gli altri esseri viventi della stessa specie anche in assenza di contatti.
Tale fenomeno di “trasferimento di informazioni” avviene, secondo Sheldrake, attraverso una forma di risonanza che unisce tutti gli esseri appartenenti alla stessa specie e che hanno la stessa forma (indipendentemente dallo spazio e dal tempo tra di loro).
L’esperimento più importante e popolare che avvalora tale ipotesi è quello descritto da Lyall Watson nel 1979 e conosciuto come il fenomeno della “centesima scimmia”. (76)

Ed è sulla base di queste intuizioni, scoperte ed esperimenti che il rapporto empatico con il cliente inizia ad assumere anche altre connotazioni.

Se noi siamo connessi ad un campo informativo comune non locale (inconscio collettivo), se in questo campo prendono forma delle forze archetipiche caricate di emozioni che sincronicamente ci collegano ad altri campi quantici e se nel momento in cui si entra in contatto con un altro campo quantico (cliente) possiamo determinarne, in un certo qual modo, il comportamento, possiamo utilizzare tutta questa energia in modo che avvenga un veloce “atto magico” risolutivo attraverso l’uso dell’ombra?

Si, ad alcune condizioni.

  1. Dobbiamo effettuare continuamente un percorso di supervisione in cui possiamo continuare a conoscere e riconoscere le nostre ombre per non esserne sopraffatti.
  2. Dobbiamo essere consapevoli che la “zona di confort” del cliente si rompe solo con una “inversione di polarità”.
  3. Dobbiamo essere coscienti che nel momento in cui si iniziano a far esplorare delle zone di ombra al cliente possiamo esserne presi a nostra volta.
  4. Dobbiamo mantenere un atteggiamento neutro (la protezione nel cerchio magico del mago affinché il demone sia al “servizio”) ed accogliente di fronte a qualsiasi manifestazione.

Con queste condizioni, è possibile facilitare in modo più veloce il cliente affinché possa trovare al suo interno le risorse necessarie.
Velocemente perché assumendo che il cliente non è conscio delle proprie zone di ombra e che queste siano state nascoste e negate per molti anni, l’effetto risultante potrebbe essere paragonato a quello di un palloncino pieno di acqua sopra la sua testa al quale basta solo una piccola puntura di spillo per esplodere.
Ed è il quel momento che il cliente, sorpreso e bagnato, esce dalla sua zona di comfort dove tutto viene portato alla luce, tutto è allo scoperto e quindi, ristrutturabile in modo più agevole e veloce.

Tornando al concetto dell’Albero della Vita cabalistico (visto all’inizio di questo lavoro), è come se si fosse individuata ed aperta la porta di accesso del Daath, del lato oscuro, ed usassimo la forza che è lì costretta per delineare ed enfatizzare al meglio la figura del cliente (un po’ come Caravaggio riesce a far risaltare i personaggi).

Forse, alla luce di tutto questo, nel linguaggio alchemico ed occultista dei maghi del medio evo, il significato di assoggettazione del demone al proprio servizio si riferiva anche ad una scoperta del proprio lato oscuro in modo da poterne conoscere sia la pericolosità che la forza.

Ed è nel momento in cui aiutiamo il cliente a scoprire di avere un ombra che non è solo negativa e vergognosa, ma che riesce comunque a caratterizzarlo ed enfatizzarlo, che gli restituiamo la piena libertà di operato.

 

Note

(60) Dal film Matrix. 1999. Dialogo tra Morpheus e Neo.

(61) Riportato in: Massimo Teodorani. “Bohm la fisica dell’infinito”. Pag. 86. Macro Edizioni – 2006

(62) “Sincronicità”. Op. Citata. Pag. 25.

(63) “Termine-chiave della teoria junghiana. Indica le forme, i modelli, le figure, le immagini primordiali dell’esperienza universale dell’umanità, presenti nell’inconscio collettivo, come sedimento delle esperienze antropologiche e al contempo forma strutturante delle stesse. Sul piano clinico, l’a. si palesa solo quando l’Io è più vulnerabile. Jung ha posto gli a., come gli istinti, a metà strada tra il somatico e lo psichico, in quanto da una parte affondano le proprie radici nell’istinto, dall’altra palesano un lato immaginifico. Come immagini di reazioni istintive sono psichicamente necessarie a taluni eventi che, evitando la coscienza, sono motivo di situazioni intese come necessità psichiche. Pressoché infiniti sono i diversi tipi di a., alcuni lontani dalla coscienza come l’a. dello spirito (il Vecchio Saggio, la Magna Mater), dell’anima, del Sé, che è il più importante secondo Jung, altri immanenti a essa, come l’ombra e la persona. È possibile inoltre stabilire una successione di gradi degli a., a seconda che siano comuni a tutta l’umanità o a un gruppo più o meno esteso di individui. Si incontrano gli stessi motivi in tutte le tradizioni e riti religiosi, favole, miti e leggende, di cui costituiscono i contenuti essenziali, avendo come referente il patrimonio storico-culturale della civiltà d’appartenenza o universale. Ercole che uccide il drago, il peccato originale, la maternità della Vergine e tantissimi altri temi mitologici sono infatti percorsi psichici in forma simbolica. D’altra parte, sono presenti anche a livello individuale nei sogni, nelle fantasie, nei deliri e nelle intuizioni. Emerge da ciò l’idea di una psiche oggettiva, intesa come il risultato delle esperienze vissute da quanti ci hanno preceduti, acquisita per via ereditaria, che consente a ogni gruppo etnico di rispondere con modalità espressive e comportamentali simili a fatti universali, come la nascita, la morte, l’amore etc. Jung sottolinea che vengono ereditate non le immagini, bensì la possibilità di strutturare certe rappresentazioni ed esperienze. È il percorso analitico ad accrescere il grado di consapevolezza dell’individuo in merito alla realtà archetipica, che gli permette di cogliere quanto di extrabiografico, di arcaico vi sia in essa”. – Dizionario di scienze psicologiche a cura di Mauro Maldonato. Ed. Simone – Versione 1.2 per iPad

(64) “La Sincronicità è un’ipotesi introdotta da Carl Gustav Jung nel 1950 per spiegare la contemporaneità di due eventi complessi connessi in maniera acausale: definisce la coincidenza di due o più eventi atemporali (non sincroni), legati da un rapporto di analogo contenuto significativo. La teoria della sincronicità non ha valenza scientifica, ma psicologica”. – http://it.wikipedia.org/wiki/Sincronicità

(65) “Sincronicità”. Op. Citata Pag. 18.

(66) Frase di Bohm riportata da Massimo Teodorani. “Cronovisore”. Pag. 40. Macro Edizioni – 2006

(67) “Bohm la fisica dell’infinito”. Op. Citata Pag. 17.

(68) “L’entanglement quantistico o correlazione quantistica è un fenomeno quantistico, privo di analogo classico, in cui ogni stato quantico di un insieme di due o più sistemi fisici dipende dallo stato di ciascun sistema, anche se essi sono spazialmente separati. Viene a volte reso in italiano con il termine “non-separabilità”. Esso implica la presenza di correlazioni a distanza tra le quantità fisiche osservabili dei sistemi coinvolti, determinando il carattere non locale della teoria. Il termine “entanglement” (letteralmente in inglese groviglio, intreccio) fu introdotto nel 1935 da Erwin Schrödinger, in una recensione del famoso articolo sul paradosso EPR”. http://it.wikipedia.org/wiki/Entanglement_quantistico

(69) “Sincronicità”. Op. Citata . Pag. 95.

(70) http://it.wikipedia.org/wiki/Paradosso_EPR

(71) Fabio Marchesi. “La fisica dell’Anima”. Pag. 27. Ed. Tecniche Nuove – 2006

(72) “Il Teorema di Bell afferma, nella forma più immediata, che nessuna teoria fisica locale e realistica a variabili nascoste può riprodurre le predizioni della meccanica quantistica. Considerato come un importante contributo a favore della meccanica quantistica, in particolare del suo carattere controintuitivo nel rifiuto del realismo locale, tocca questioni fondamentali per la filosofia della fisica moderna”. http://it.wikipedia.org/wiki/Teorema_di_Bell

(73) “La fisica dell’Anima”. Op. Citata . Pag. 27.

(74) “Sincronicità”. Op. Citata . Pag. 98.

(75) “Il principio di indeterminazione, scoperto e definito da Werner Heisenberg nel 1927 sconvolgendo profondamente la conoscenza scientifica dell’epoca, dimostra che l’osservazione di un fenomeno condiziona e modifica il fenomeno stesso. Letteralmente afferma che attraverso l’osservazione non è possibile conoscere, contemporaneamente, sia la posizione sia la direzione in cui si muove una particella subatomica; sostanzialmente dimostra che: “Non è possibile conoscere la realtà attraverso l’osservazione”. Questo principio compromette in modo inequivocabile la possibilità di utilizzare l’osservazione di un fenomeno come prova certa della sua verità. La verità, pertanto, può essere solo immaginata e considerata in termini di probabilità, perché quello che osserviamo non è la verità ma il risultato dell’interazione tra un fenomeno e l’osservazione del fenomeno stesso che non può non modificarlo”. Da “La fisica dell’Anima”. . Op. Citata. Pag. 21

(76) “La fisica dell’Anima”. Op. Citata . Pag. 211.

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