6 – “Si farebbe molto prima
 se lei tornasse vestita soltanto del bicchiere” (77)

Posted on Giu 8, 2016 in Il diavolo "custode" | 0 comments

Eh già… la provocazione di Ligabue potrebbe rispecchiare molto bene il tempo che il counselor “spende” nel relazionarsi con il cliente affinché esso possa scoprire tutte le risorse latenti che ha a disposizione.
In effetti, si farebbe molto prima se il cliente avesse già le idee chiare di quali sono i suoi blocchi, i suoi dubbi.
Molto spesso, partiamo da problemi marginali che sono la buccia più esterna della cipolla, ed entriamo dentro seguendo la “rotta” che il cliente lascia intravedere dalle sue affermazioni e contraddizioni.
Tramite l’ascolto, la riformulazione e la ristrutturazione, cerchiamo di tenere la “barra a dritta” per non venir “affogati” dal fiume di parole in arrivo e che molto spesso servono soltanto per occultare il vero problema.
Come in un gioco di specchi, le parole del cliente rimbalzano continuamente generando un effetto di “fata morgana” (78) con il quale il cliente si ripara da quello che pensa essere un dolore troppo forte da tirare fuori.
Nella peggiore delle ipotesi, un semplice contratto, di 4/5 incontri, tra cliente e counselor su cosa poter fare in caso di allergie cutanee, può diventare una “semi-analisi” dalla durata indefinita.
Come se la prima buccia della cipolla, avesse ricoperto strati e strati di risentiti emozionali che non avevano alcuna voglia di farsi vedere.
Ma è in questi casi che il nostro “diavolo custode”, ormai nostro fedele alleato, può venirci in soccorso per velocizzare tutto il processo.

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Allergie all’abbandono

In questo colloquio, il counselor aiuta il cliente ad identificare i propri aspetti in ombra senza entrarci in risonanza.

Cliente: Il discorso che mi ha fatto sulle allergie mi ha colpito. Io ho avuto delle reazioni allergiche da gennaio che non so da che cosa mi sono venute fuori.
Counselor: Potrebbe farmi capire meglio?
Cliente: Ancora una spiegazione ben precisa non me la sono data, perché dalla dermatologa non ci sono andata. Una mattina mi sono svegliata ed avevo una serie di bollicine rosse sulla parte alta delle braccia (poche) e sul torace (molte).
Counselor: Se lei cercasse in questo momento di tornare a “gennaio”, che sensazioni prova dentro di lei “in quel momento lì”?
Cliente: In quel momento lì c’erano altre cose che mi davano veramente rabbia. Che mi dettero fastidio… Si. Era tutto un insieme di cose…
Counselor: Me ne può parlare?
Cliente: Certo. Secondo me ci fu una “gocciolina” che fece traboccare il vaso. Io sono andata a fare un corso di riqualificazione professionale. Il mio obiettivo, a differenza di molti partecipanti che aspirano a trovare un lavoro al termine, era quello di rimanere sul mercato con una qualifica professionale buona. Loro, magari, riescono ad avere sempre quello stato di tranquillità o di serenità che io non ho. Dopo ci sono tutte le rinunce che devi fare, anche di vita… Non posso andare a mangiare la pizza… In quest’altro posto non ci posso andare… Ma come… Io che ho lavorato tutto questo tempo… Di rinunce in questi ultimi anni ne ho fatte tante, e dover rinunciare anche ad una stupidaggine come spendere 10 o 20 euro per star bene “te”. Prima ero abituata a “buttare via” 100 euro… ma l’avevo fatto per me… cosa me ne importa se le ho buttate via. Avere anche il senso del rimorso per queste cose che io non ho mai avuto… mai sentito. Quando una cosa la facevo per me, poteva essere qualsiasi tipo di cosa…

Già da queste parole diventa chiaro come le caratteristiche dell’archetipo dell’Orfano siano predominanti (cinismo, impotenza e lamento). Pertanto, diventa facile instaurare una riflessione sui punti chiave dell’archetipo stesso per ristrutturare tutto il contesto.

Archetipo Traguardo Paura dasuperare Drago oproblema Rispostaal compito Dono o Virtù
Orfano Ritrovare la sicurezza Di essere sfruttato Lo subiscesoffrendo Analizzare il dolore dopo averlo patito Interdipendenza, realismo

Counselor: Lei sta cercando di ritrovare la sua sicurezza anche se in questo momento sta soffrendo perché subisce tutto questo. Forse, visto che lei ha delle doti molto alte di realismo, potrebbe valere la pena di analizzare il dolore che sta sentendo?
Cliente: Si… è vero… è proprio un dolore. E non mi sono mai chiesta perché lo sento così forte…
Counselor: Mi può dire di più a questo proposito?

Da questo momento in poi, la componente in ombra non è più nascosta ed il cliente ha la possibilità di indagare sul concetto del perché prova quel dolore e non sul perché dell’ingiustizia subita che lo avrebbe portato su una falsa pista.

Tramite il test sul Viaggio Eroico e gli Archetipi, il cliente ha potuto così iniziare una riflessione ad ampio spettro sul momento che stava attraversando in relazione alle paure provate, riuscendo ad evidenziare le sue risorse ed i blocchi.

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Il distruttore nascosto

In questo colloquio, il counselor aiuta il cliente ad identificare i propri aspetti in ombra entrandoci in risonanza.

Counselor: Mi aveva accennato al telefono che sente di essere come bloccata…
Cliente: Mi sono sempre resa conto di quando sono bloccata. Anche fisicamente non ce la facevo a muovermi. Quando me ne rendo conto…
Counselor: Se ne rende conto…
Cliente: Si, ma non posso fare niente. Ed è quello che mi fa ancora più rabbia ed ancora più male.
Counselor: Se dovesse trovare un termine che identifica la sua sensazione di dire “so di essere bloccata”, quale potrebbero essere?
Cliente: Soffocamento.
Counselor: Soffocamento… Dove le si manifesta?
Cliente: Non riesco a respirare come vorrei. Respiro solo con una parte.
Counselor: Respiro…
Cliente: Quando ho quel senso di soffocamento riesco a fare male le cose perché non ho energia. È come se fosse tutta incatenata, bloccata e non riesci a metterla in pratica. Tutte le volte il senso di impotenza, di non poter fare, mi ha sempre buttato fuori carreggiata. La frustrazione, mi sento frustrata. Mi sento prigioniera dentro una gabbia in cui mi posso muovere solo limitatamente.
Cliente: Certe volte ho anche paura se mi capita qualcosa di bello, di star bene… Non la vivo più, non riesco a viverla perché ho paura. Mi dico che se adesso sto bene 5 minuti, quanto li pago questi 5 minuti? Dopo cosa mi capiterà di brutto? Non riesco più a prendere il beneficio che mi possono dare. Ho sempre paura che quella cosa non mi porti quello che mi deve portare. Posso allentare un po’.. ma non c’è quella emozione bella, forte, che uno ha se prova… Ho paura anche a provarla. Se mi dicono di andare in un posto perché posso stare bene, stia tranquillo che io non ci vado…

Qui è forte la sensazione trasmessa del volersi piano piano annientare che è la caratteristica chiave dell’archetipo del Distruttore che entra in risonanza con quella del counselor (che prova del disagio nei confronti delle persone che si vogliono sentire impotenti).

Archetipo Traguardo Paura dasuperare Drago oproblema Rispostaal compito Dono o Virtù
Distruttore Metamorfosi Dell’annientamento Permette al drago di ucciderlo Lasciar andare Umiltà

Counselor: Forse sto per dirle un’immagine forte, ma è come se mi avesse dipinto un voler piano piano annientarsi perché non riesce a lasciarsi andare…
Cliente: Non posso lasciarmi andare! Non voglio perdere il controllo!
Counselor: La parola Umiltà cosa le fa venire in mente?

Ed ecco che sotto il primo strato di cipolla inizia a delinearsi il primo carico di risentimento represso.
Da qui in poi il raggiungimento dell’obbiettivo verterà su come il cliente può gestire con umiltà la paura dell’annientamento utilizzando alcune domande della Terapia dell’Ombra come ulteriori spunti di riflessione.

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La tela del ragno

In questo colloquio, il counselor usa la propria ombra per far evidenziare al cliente degli aspetti che lo limitavano nella comprensione di un accadimento.

Counselor: Quando mi raccontava della sua condizione attuale, ho percepito un piccolo disagio nella sua affermazione di essere single.
Cliente: In effetti si… Posso dire che sono effettivamente single da 6 mesi circa. Non ne potevo più… Lui è sempre stato un prepotente ed un dittatore…
Counselor: Mi può far capire meglio?
Cliente: Sin dall’inizio ha dettato sempre lui i tempi su quando e come dovevamo vederci. Ma ne ero, ed in parte ne sono ancora, innamorata e coinvolta. Ha una mente contorta ed affascinante allo stesso tempo. Ho provato a fargli capire che si sta facendo del male, ma lui ridendo mi diceva che sta comunque bene così. E così ha avuto tutti i rapporti precedenti con le sue ex. L’ultimo, quello prima di me, è durato tantissimo. Quasi dieci anni…
Counselor: Sa che mi sta facendo venire in mente l’immagine di un serial killer?!
Cliente: È vero! Lui non ha mai cambiato il suo modo di agire!
Counselor: È come se fosse un ragno che piano piano tesse la sua tela sino ad avvolgere completamente la preda…
Cliente: È proprio così! Meno male che sono riuscita, in qualche modo, ad uscirne presto…
Counselor: Quanto è durato il rapporto con lui?
Cliente: Bhé… tra lasciarsi e riprendersi… praticamente 5 anni.
Counselor: Però… stava quasi per arrivare al suo record di 10 anni!
Cliente: Sa che non ci avevo fatto caso?…
Counselor: È indubbiamente un bravo serial killer… Il fascino dell’oscuro e dell’ombra ha sicuramente una presa molto forte in chi vi entra in risonanza. Secondo lei, quali aspetti “neri” la affascinavano a tal punto di permettergli di essere un prepotente ed un dittatore? In quali di questi aspetti si potrebbe riconoscere?

(lungo silenzio)

Cliente: In questo momento non mi sento di rispondere… Ma inizio a capire tante cose… sulle quali voglio iniziare a rifletterci in modo diverso… Come sulla mia voglia di fargli del male… fisico… Grazie per avermi aperto a questa possibilità…

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Lo spietato in azione

I primi colloqui con il cliente erano stati soltanto un gioco di specchi su tematiche che vertevano sempre sull’insoddisfazione di vivere ma senza portare mai il cliente nella condizione di riuscire a vedere da cosa poteva nascere tutto questo disagio.
In questo colloquio (il terzo) il counselor usa la propria componente ombra (l’essere “spietato” – individuato attraverso “Il Lavoro” di Byron Kathie) per creare una breccia ed affrontare il tutto in modo diverso.

Counselor: Quante volte sceglie di vivere positivo? Quale è l’ultima cosa positiva che si ricorda e che le ha lasciato dentro una bella sensazione?
Cliente: Mi ricordo l’anno scorso quando sono andata al mare con Laura…
Counselor: Se ricordo bene, mi aveva raccontato di una serata bellissima con una sua amica alla notte bianca di Firenze qualche settimana fa. Possiamo definirlo un ricordo positivo?
Cliente: Si è vero…
Counselor: Potrebbero esserci altri ricordi positivi che sta “cancellando”?
Cliente: Può darsi…
Counselor: Secondo lei quale potrebbe essere il motivo per il quale c’è bisogno di cancellarli?
Cliente: Perché quando avviene io non lo vivo. Perché ho paura che mi succeda qualcosa che non me lo faccia godere.
Counselor: E quale potrebbe essere il motivo per il quale è necessario far sparire questi momenti positivi e far riemergere solo quelli del “lontano” passato? Quale forza ci da il passato per il quale debba essere così “adorato” e non il presente?
Cliente: Non c’è un perché… non c’è un perché… Anche per l’ultimo dell’anno siamo stati bene… Ed anche sabato scorso con le altre amiche… Una serata divertentissima… Però c’è sempre quella amarezza… Quel non vissuto… Quasi fossero risate per non piangere.
Counselor: Mi può far capire meglio? Cosa la porta a dire tutto questo?
Cliente: Che il tempo è passato… e chi ha avuto ha avuto… Noi non scegliamo niente… crediamo di scegliere.
Counselor: In questo momento che forza ci danno queste affermazioni? Il pensare che non si sceglie niente ci potrebbe portare a scegliere di mettersi fermi.
Cliente: Certo! Ed è quello che faccio.
Counselor: Come può essere possibile che cambi qualcosa?
Cliente: Tanto qualsiasi cosa che faccio è un disastro. Preferisco stare ferma…
Counselor: Cosa le ha portato l’esperienza degli incontri che facciamo assieme?
Cliente: Ti rimette a confronto con te stessa. Ed ho ritirato fuori quello di cui ho paura che mi faccia male. Ho paura che mi possa ricreare ulteriori problemi. Il lavorare sulle emozioni represse mi è servito molto
Counselor: Sapendo che si poteva arrivare a questo, cosa l’ha spinta ugualmente a farlo?
Cliente: Sto cercando di tirarlo fuori per non star male ancora fisicamente. Per cercare di capire quanto il male ed il dolore sono profondi. Non riesco ad estirparli. Mi dico che ho diritto di vivere la vita nel migliore dei modi… ma non riesco… Vedo sempre un baratro davanti. Quindi, non posso un’altra volta buttare tutto dentro con il rischio che mi causi ulteriori danni fisici.
Counselor: Se dovesse sentire nel corpo questa emozione, dove la sentirebbe?
Cliente: Qui, sulla bocca dello stomaco, sul diaframma.
Counselor: Che nome darebbe a questa emozione?
Cliente: Rabbia, paura, tristezza, malinconia…
Counselor: Che immagine le viene in mente?
Cliente: Una pietra grigia che mi opprime… proprio lì. Come se fosse una bomba… tonda… Si muove tutto attorno al diaframma.
Counselor: Quella pietra ci sta nascondendo una “parola”, una emozione… Vuole che proviamo a fare un lavoro sulle nostre ombre che ci bloccano?
Cliente: Si

In questo caso, forse rischiando, il nostro “diavolo custode” ha dato il meglio di sé, non lasciando spazi lunghi di riflessione ed incalzando continuamente per arrivare al nucleo del problema.
“Spietato” lascia fluire le “intuizioni” che il campo energetico tra counsleor e cliente ha fatto emergere e come un bisturi che si muove a cavallo tra la compassione e l’emergenza del momento propone una meditazione guidata per individuare i primi aspetti in ombra.

  • Di cosa ho più paura.
  • Quali aspetti della mia vita hanno bisogno di essere trasformati.
  • Di cosa ho più paura che un altro possa scoprire di me.
  • Cosa ho più paura di scoprire di me stessa.
  • Quale è la bugia più grande che mi sono raccontata.
  • Di quale parte di me stessa ho più vergogna.
  • Di cosa ho bisogno per essere completa.
  • Di cosa ho bisogno per essere completamente felice.

Successivamente, tramite l’utilizzo della Kiniesologia, si effettua una verifica sulla domanda delle 5 che rende più debole il sistema.
Quella che emerge è “Che cosa ho più paura di scoprire di me stessa”

A questo punto, tramite l’utilizzo della Integrazione Neuro Emozionale, si individua a quale organo appartiene quella emozione

  • Fegato – Amarezza – Non poter perdonare
  • Emozione di altri
  • Rapporti con il sé superiore – Spiritualità – Magia

Qui emerge un episodio con un cartomante che ha individuato una persona che ha fatto del male a sua madre e che lei non perdonerà mai (una persona del nucleo familiare ha parlato malissimo di sua madre). Il cartomante ha detto che la persona aveva gelosia ed odio nei confronti di lei e di sua madre. Sua madre ha sofferto per questi attacchi verbali. Lei imputa una parte della causa della malattia di sua madre (che poi l’ha portata alla morte) a tali atteggiamenti di questa persona persona cattiva che ha fatto del male anche ad altre persone.
Il valore profondo che lei sente violato è il “Rispetto”

Cliente:”Mia madre ha subito tanto da lei tenendosi tutto dentro. Non riesco a perdonarla perché farei un torto a mia madre. Non la perdonerò mai, mai, mai…”

Proseguendo con la Time Line, emerge una assonanza con un periodo della sua vita che ha a che fare con il rispetto violato attorno a 11 anni. Anche se lei non si ricorda un episodio particolare di quel periodo, procediamo con l’integrazione Neuro Emozionale.
Purtroppo il perdono è un osso difficile da digerire…
Vengono indicati tre temi da approfondire:

  • “Perché ho bisogno di mantenere alto questo bisogno di risentimento?”
  • “Vale la pena usare tutte queste risorse per mantenere alta questa diga?”
  • “Come sarebbe stata la mia vita senza questo peso?”

Il gioco di specchi è stato infranto.
L’effetto Morgana sparito e la cliente, adesso, è vestita soltanto con il suo bicchiere…

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Note

(77) Ligabue – Canzone “Bambolina e barracuda” – 1990

(78) Tale fenomeno, che può essere osservato a terra o in mare, nelle regioni polari o nei deserti, distorce enormemente l’oggetto (o gli oggetti) su cui agisce il miraggio, tanto da renderli insoliti e irriconoscibili. Può riguardare qualsiasi tipo di oggetti “distanti”, come isole, coste o barche. Il soggetto è mostrato in rapida evoluzione, in posizioni diverse da quelle originarie, in una visione che può passare senza soluzione di continuità dalla compressione all’allungamento. http://it.wikipedia.org/wiki/Fata_morgana_(ottica)

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